sabato, 31 marzo 2007
silvio per zapatero
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categoria:politica, cronaca
domenica, 18 giugno 2006

E’ arrivato a Potenza all’alba. Del capoluogo lucano ha visto le luci di una notte da incubo. Mille chilometri a bordo di una Nuova Punto, quelle che si costruiscono proprio qui, in Basilicata. Per sottrarlo alle luci delle telecamere e ai flash delle macchine fotografiche, i vetri della vettura sono stati stati coperti con fogli di giornali. Sono stati incartati alla svelta, come meglio non si poteva fare. Nessuno ha visto in terra lucana il viso di Vittorio Emanuele, tranne i suoi custodi della Casa Circondariale di rione Betlemme e i compagni del lungo, interminabile viaggio verso il baratro dell’onore. In cuor suo, avrà calcolato l’insofferente distanza con questa regione. Enorme. Antica. La storia della sua famiglia con i lucani si è intrecciata un’altra volta. In negativo. Era il 17 novembre del 1876. A Napoli, un cuoco lucano di ventinove anni, Giovanni Passannante, con un coltello di otto soldi recuperati dalla vendita di una giacca al mercato dei panni vecchi, attenta alla vita di un suo antenato, il re d’Italia Umberto I, per protesta e in nome della Repubblica Universale. Per espiare l’inesistente “colpa” di aver dato i natali all’attentatore repubblicano, anarchico, internazionalista, e per non subire ulteriori repressioni, un intero paese lucano è costretto a cambiare denominazione: Salvia diventa Savoia di Lucania. I Savoia in qualche modo si sentono soddisfatti. Vittorio Emanuele questa storia la conosce, perché gli appartiene. Un lucano nell’800 ha fatto scorrere sangue Savoia, una Procura lucana nel 2006 ha attentato alla sua onorabilità. Un ciclo storico che neppure le ultime visite in Basilicata del suo rampollo, Emanuele Filiberto, ha potuto evitare. A differenza del padre, il giovanissimo principe la Basilicata la conosce bene. Nel 1999 rilascia un’intervista ad un quotidiano locale per fatti di esilio. Nel luglio del 2003 partecipa al rally automobilistico di Puglia e Basilicata ed ha modo di stringere la mano della pace al sindaco di Savoia, Rosa Ricciardi. Nell’ottobre del 2004 effettua una visita di cortesia a Rionero in Vulture e il sindaco della cittadina di Giustino Fortunato gli regala un quadro. Nel novembre dell’anno successivo, porta con sé la moglie Clotilde per farle ammirare i Sassi di Matera. Una visita l’anno, insomma. Nel 2006, però, in Basilicata è arrivato il padre, Vittorio Emanuele. Non per libera scelta, ma per costrizione. Non ammirerà né Sassi, né monti. Dirà solo: “Maledetti… lucani!” (d.p.)

fonte basilicatanet

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