venerdì, 28 aprile 2006

MAP NSTMovimento Antinucleare Pacifista

 

NOSCORIE TRISAIA

 

E.mai: nonucleare@email.it

 

 

                                             VENTI  ANNI DOPO CHERNOBYL

 

 

Sono passati venti anni dal 26 aprile del 1986, quando il reattore n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Bielorussa, esplose contaminando, con una nube radioattiva, l’intera regione e gran parte dell’Europa e dell’Asia.

 

Il tempo non ha cancellato le vittime e i feriti ed è davvero triste, dopo tanti anni, fare un bilancio. Oltre 200.000 morti  e oltre 3,2 milioni di persone interessate all’incidente (di cui un terzo bambini)!

 

Oggi la Bielorussa resta ancora una regione devastata da quella tragedia. I più colpiti sono i bambini. Leucemie, malattie cardiovascolari e tumori sono in vertiginoso aumento. Sono 2.000 i bambini in Ucraina che ogni anno si ammalano di cancro a causa delle radiazioni; ogni giorno sei bambini con cancro in stadio avanzato raggiungono l’ospedale pediatrico oncologico di Kiev. La regione non si è più sollevata economicamente dal disastro nucleare. Il reddito procapite è molto basso, si vive di agricoltura e di cibi contaminati.

 

Le famiglie non riescono ad assicurare le necessarie cure mediche ai propri bambini; a Kiev la chemioterapia è a pagamento. Dopo aver venduto ogni bene ed essersi indebitate oltre limite, i genitori vivono la crudele agonia dei propri figli.

 

Le associazioni italiane che aiutano i bambini di Chernobyl, ospitandoli all’estero, sono la testimonianza del dramma che sopportano ancora oggi le nuove generazioni, a venti anni dal disastro nucleare. Durante questi periodi all'estero hanno la possibilità di vivere in ambienti non contaminati e di nutrirsi con cibi e bevande sane e diverse, riducendo sensibilmente i valori di contaminazione del loro organismo. Un mese di soggiorno in ambienti non contaminati consente l’abbattimento fino al 50% dei valori di cesio assorbito, riducendo la possibilità dell'insorgenza di forme tumorali.

 

Nel Metapontino opera da diversi anni l’associazione Rotondella per Chernobyl, sono inoltre centinaia, quelle sparse nelle regioni italiane.

 

L’associazione “Sole Terre” di Milano opera, invece, direttamente nell’ospedale pediatrico di Kiev. Sole Terre ha lanciato una campagna Nazionale per aiutare i bambini di Chernobyl attraverso un sms al numero 48582; inviando un sms dal 3 aprile al 3 maggio è possibile assicurare ai bambini ammalati di cancro cure idonee.

 

 L’uomo, dopo venti anni, sembra non aver fatto tesoro delle esperienze negative del passato. Altri incidenti nucleari gravi si sono succeduti negli Stati Uniti, Francia, Giappone, in moderne e più efficienti centrali nucleari rispetto a quella di Chernobyl. L’Atlantico, il Mediterraneo, fiumi e laghi della stessa Unione sovietica sono stati contaminati dalle scorie radioattive.

 

Le scorie, pesante eredità per le future generazioni e per le quali non esistono siti sicuri, sono state liberamente rilasciate nelle acque per smaltire quelle provenienti dalle centrali e dagli impianti di riprocessamento. Nessuno riuscirà mai quantizzare le vittime e i danni ambientali che le stesse provocheranno.

 

La lista è lunga; questo non è nulla in confronto alla contaminazione radioattiva che hanno provocato i conflitti con l’impiego delle bombe “sporche” o all’uranio impoverito. Residui e le scorie di lavorazione delle centrali sono utilizzati per fabbricare bombe e proiettili all’uranio impoverito. Questo materiale di alto peso specifico (maggiore del piombo) permette di perforare qualsiasi corazza di carro armato o altro, all’impatto l’uranio sprigiona un enorme calore dall’enorme potere distruttivo. Intere regione dei Balcani, dell’Afganistan, dell’Iraq  sono state contaminate dall’uranio impoverito, meno radioattivo rispetto ad altri prodotti di fissione, ma molto contaminate, riesce attraverso le sottili polveri ad entrare nella catena alimentare. Le popolazioni civili dovranno subire per diversi anni la contaminazione radioattiva, nessuno potrà mai quantizzare le vittime per cancro.

 

Gli stessi soldati italiani ne sono stati vittime; sono trecento quelle ufficiali denunciate dall’associazione “Vittime militari in tempo di pace”. Resta infine l’incubo della distruzione nucleare; ogni paese, in questi ultimi venti anni, ha cercato d’avere l’atomica (non ultimo l’Iran)  mostrando il vero volto del nucleare, quello strategico militare!

 

Sono finiti i tempi di Gorbaciov, quando i leader delle superpotenze cercavano la distensione e la pace attraverso il disarmo nucleare. Ora la parola che d’ordine è “proliferare“, dietro il miraggio di produrre energia dall’atomo, si nascondono gli interessi delle lobby nucleari. Le partecipazioni statali, gli interessi militari, le tensioni internazionali  mettono in moto investimenti enormi che dovranno ricadere sulle spalle dei cittadini, investendo in un’energia  costosa ma sopratutto pericolosa.

 

I cittadini francesi, la cui nazione ha fatto del nucleare la prima fonte nazionale d’energia (e di difesa-offesa militare con la “force de frappe”), ora dicono basta allo sfruttamento dell’atomo.

 

Migliaia, a Cherbourg in Francia, il 15 e 16 aprile  hanno detto no al nucleare, al rilancio dell’atomo con i nuovi reattori EPR chiedendo energia pulita da fonti rinnovabili.

Tutto questo sia da monito a quanti, in Italia, tifano per il ritorno del nucleare e vorrebbero riaprire le centrali. Per venti anni nessun governo ha attuato una politica energetica basata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e pulite. Ora ai cittadini si chiede il conto di una politica energetica sbagliata, aumentando le tariffe delle bollette di luce e gas.

 

Aspettiamo ancora la sistemazione in sicurezza della scorie della coda del nucleare italiano da parte di Sogin. Il centro nucleare della Trisaia è tra quei centri italiani che ancora attendono la sistemazione in sicurezza dei rifiuti nucleari.

 

Sono passati oltre due anni dall’esperienza di lotta pacifica di Scanzano contro il deposito di scorie nucleari, ma continuiamo a chiedere ancora sicurezza per tutelare la popolazione e i cittadini. I tavoli della trasparenza istituzionali sul nucleare hanno prodotto poco e nulla, mentre i cittadini continuano a pagare la bolletta elettrica per una sicurezza sul nucleare che tarda ad arrivare.

 Il nostro movimento ricorderà le vittime di Chernobyl e del nucleare con una manifestazione il giorno 29/04/2006 dalle ore 19,30 nella pubblica piazza Heraclea della città di Policoro.

 

 

 

postato da: scanna alle ore 13:55 | Permalink | commenti (32)
categoria:lotte sociali
giovedì, 27 aprile 2006

angelieribelli[1]30 aprile '06 Rotondella (MT) ore 21.00

concerto di Alberto Cantone

con la partecipazione dei manodopera

festa del non lavoro

paraffina1 maggio '06 festa del lavoro

concerto dei Paraffin

ore 21.00 piazza risorgimento

n.b in caso di maltempo i concerti si terranno nella palestra delle scuole

postato da: scanna alle ore 14:10 | Permalink | commenti (3)
categoria:
giovedì, 27 aprile 2006

manifesto festa del lavoro 30 aprile 1 maggio 06

postato da: scanna alle ore 13:41 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 18 aprile 2006

catene spezzateComitato ®esisti per esistere

 

Rotondella

 

30 aprile 2006

FESTA DEL NON LAVORO

 

Occupiamo la disoccupazione!

 

 Anche quest'anno i sindacati celebrano la festa del lavoro del 1°Maggio. Ma quale lavoro dovremmo festeggiare? Un lavoro che non esiste per un numero sempre crescente di disoccupati? Il lavoro sottopagato che i sindacati continuano a propinare per il Sud? Oppure quello flessibile, intermittente, precario, in nero? O il lavoro assistenziale che ha svalutato le risorse naturali e culturali della Basilicata , di Rotondella e dell’Italia, facendo perdere ai suoi cittadini le antiche libertà collettive?

 

Noi disoccupati e precari vogliamo celebrare il 1° maggio offrendo a tutti buona musica, per criticare il lavoro salariato e festeggiare il non lavoro e il tempo liberato.

 

Non vogliamo assistenza, preferiamo riproporre la necessità del salario minimo garantito come misura di equità, strumento attraverso il quale ognuno può autonomamente rimettersi all'opera per fare attività utili e piacevoli.

 

Non chiediamo posti di lavoro, offriamo, invece, al consiglio comunale l'opportunità di lavorare a favore del buon vivere cittadino introducendo nelle discussioni pubbliche il reddito di

 

cittadinanza e lo sviluppo della cooperazione sociale come forme di redistribuzione della ricchezza.

 

Festeggiamo insieme il 30 aprile e il 1° maggio occupando piazza risorgimento , per riaffermare la necessità di spazi sociali, di luoghi dove i cittadini possano discutere.

 

Comitato ®esisti per esistere

                                                                                                              Rotondella

postato da: scanna alle ore 16:04 | Permalink | commenti (5)
categoria:
martedì, 18 aprile 2006

Il Sud impone un’inversione di tendenza:

 

il Reddito Sociale Minimo

 

 

 

 

 

Il Sud Italia negli ultimi mesi è stato attraversato da diverse lotte popolari e operaie che hanno, in qualche modo, segnato una inversione di tendenza straordinaria rispetto ad un quadro sociale e politico sempre descritto come stagnante e immobile.
Le lotte popolari dei cittadini di Scanzano, degli operai di Melfi, dei comuni della Campania contro gli inceneritori e discariche, dei disoccupati napoletani e palermitani, il movimento contro il ponte sullo stretto di Messina, le tante micro lotte di lavoratori delle aziende in crisi della Puglia,e della Basilicata ecc. dicono chiaramente del fallimento di tante analisi, molto spesso fatte a sproposito, che parlano di un Mezzogiorno che chiede solo assistenzialismo: quello che emerge, invece, da tutte queste mobilitazioni è la forte richiesta di nuovo modello di sviluppo, di una diversa qualità della vita e del lavoro, nonché di diritti e reddito
Per spiegare questo fenomeno non è sufficiente dire che siamo stati governati da un Esecutivo che ha fatto dell’antimeridionalismo uno dei punti centrali del proprio programma.
Se è vero che, da un lato, il governo Berlusconi/Bossi/Fini non ha perso occasione per continuare ad impoverire il sud Italia, vedi ultima proposta di finanziaria, chiudendo sempre più i canali di finanziamento e investimento nel mezzogiorno d’Italia, preferendo il finanziamento delle missioni di guerra ed esasperando gli animi attraverso una stretta sugli ammortizzatori sociali, è altrettanto vero che queste mobilitazioni di massa hanno messo in crisi anche buona parte della sinistra moderata e dei sindacati concertativi.
Questi ultimi, infatti, stanno ora seriamente riflettendo sulla inefficacia di politiche occupazionali moderate e filo-padronali che prevedevano bassi salari in cambio di occupazione e anche di tutta una serie di strumenti, come i contratti d’area e i “patti territoriali”, tanto sbandierati come panacee e volani di sviluppo dai governi di Centrosinistra e dai sindacati concertativi ma dimostratisi, in realtà, fallimentari sia sul piano occupazionale che ambientale.
Le finanziarie di guerra sostenute dal governo Berlusconi-Bossi-Fini, la flessibilità e precarietà del lavoro, sono proposte che non a caso trovano forti ostacoli al sud, in quanto queste politiche non affrontano, volutamente, in modo strutturale la lotta alla disoccupazione di massa.
Quello che emerge oggi è un mezzogiorno non più disponibile ad essere “zona di sperimentazione” di flessibilità e politiche antisociali, un mezzogiorno che reclama una buona e stabile occupazione, compatibile con il territorio.
Le condizioni di forte precarietà salariale e lavorativa dei part-time, dei contrattisti di formazione, dei Co.Co.pro, degli interinali, dei lavoratori in mobilità e LSU, dei pensionati al minimo, hanno avuto l’effetto di abbassare le condizioni di vita di larga parte della società meridionale per come composta e strutturata: oggi siamo in presenza di una vera e propria povertà di massa, con famiglie che vivono con un reddito inferiore a 800 euro al mese, e una difficoltà sempre crescente a contenere il disagio sociale con il solidarismo dei nuclei familiari o con i mille interventi assistenziali.
In questo quadro complessivo si inseriscono le numerose proposte per istituire il Reddito Sociale Minimo, La sperimentazione del reddito sociale avviata in Campania, seppur con tutti i limiti e i tetti di spesa, è una parziale risposta all’impoverimento della gente; ma da sola non basta, va rilanciata una battaglia per un nuovo stato sociale che garantisca servizi gratuiti (scuola, trasposti, casa, ecc.) e una integrazione al reddito tale da garantire a tutti livelli esistenziali minimi e stabilità economica a fronte dell’enorme flessibilità del lavoro e dei salari.
In questo senso, la proposta di reddito sociale minimo è al momento l’unica proposta che risponde ai tantissimi disoccupati e lavoratori precari; su questa proposta si è costituita la rete per il reddito sociale e contro la precarietà del lavoro, che ha già svolto diverse iniziative di confronto e di lotta con tutte le realtà che si battono su questi temi.
Una battaglia che sta continuando con proposte di legge di iniziativa popolare per il reddito presentate in diverse regioni dal nord al sud attorno alle quali vi è una attenzione politica e sociale al di sopra di ogni aspettativa, costringendo nei fatti quasi tutti i partiti del centro sinistra a presentare in parlamento proposte di legge che istituiscono forme di reddito; gli stessi D.S.,  hanno presentato una proposta di legge di iniziativa popolare in tal senso.
Costruire e consolidare in ogni luogo una rete di realtà di collettivi, associazioni, sindacalismo di base, ecc. che si muovano su questa rivendicazione, ma anche attivare sportelli sul precariato e iniziative di costruzione del blocco sociale deve essere un obiettivo per tutti coloro che si battono contro la precarietà del lavoro. Bisogna dare base sociale e continuità ai movimenti per imporre al Parlamento italiano di legiferare sull’argomento, così come è avvenuto nella quasi totalità degli Stati europei dove sono è già in vigore varie forme di reddito sociale, e introdurre uno strumento di inversione delle politiche di flessibilità e bassi salari.

 

 

 

postato da: scanna alle ore 15:55 | Permalink | commenti
categoria:reddito sociale minimo
giovedì, 13 aprile 2006
Lotte sociali: più di 8 mila a processo
catene spezzateVi ricordate la straordinaria lotta di un'intera comunità che nel 2003 paralizzò per due settimane l'intera Basilicata? Il primo grande autogol del governo Berlusconi fu probabilmente compiuto in quell'occasione, quando si pensò di costruire nel metapontino il sito unico che avrebbe dovuto raccogliere i residui del nucleare italiano senza sentire cosa ne pensavano le popolazioni locali.  
A pagare, per la vittoria di Scanzano così come per l'opposizione alla costruzione di un termovalorizzatore ad Acerra, nel napoletano, sono stati i 328 manifestanti denunciati per blocco, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. E la stagione del Trainstopping, il blocco dei «treni della morte» che dalle basi italiane trasportavano armi e mezzi diretti in Iraq? Centinaia di pacifisti si opposero in ogni modo alla partenza dei convogli, bloccando stazioni, binari e il porto di Livorno. Ebbene, le denunce per le manifestazioni contro la guerra e i blocchi non violenti sono state oltre 500. Per qualcuno sono già arrivate le prime condanne, in genere con decreti penali che non prevedono contraddittorio e sanzioni pecuniarie. Il prezzo dell'opposizione sociale a quattro anni di governo Berlusconi, dalle lotte operaie ai movimenti no global e pacifista, è pesante. Dalle repressioni di Napoli e Genova, con i pestaggi in piazza, l'uccisione di Carlo Giuliani, le torture nella caserma Bolzaneto e l'irruzione notturna nella scuola Diaz, si è passati a una gestione più «soft» di cortei e proteste, fatta di criminalizzazione preventiva dei movimenti, anche attraverso qualche campagna mediatica, e poche botte in piazza, rimpiazzate da centinaia di denunce postume. Spesso per piccoli reati come resistenza o blocco stradale, ma quanto basta per neutralizzare decine e decine di attivisti, costringendoli per qualche anno a occuparsi di come risolvere le pendenze giudiziarie. Altre volte con accuse ben più pesanti, dall'associazione a delinquere alla rapina aggravate e all'estorsione, come è accaduto a 102 persone, militanti di Action o «fedeli di San Precario».
In tutto sono oltre 8 mila gli attivisti sottoposti a procedimento penale, secondo la ricostruzione effettuata dalla Rete per il reddito insieme alla rete di legali degli imputati.
Ma vediamo un altro po' di cifre: sono 4.450 i tranvieri denunciati per gli scioperi «selvaggi» durante la vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro; 310 i forestali e i lavoratori socialmente utili nel mirino per aver bloccato le strade per non perdere il posto di lavoro; 45 i dipendenti dell'Alitalia denunciati per interruzione di pubblico servizio e danneggiamento durante la dura lotta per evitare che la compagnia di volo chiudesse addirittura i battenti; 250 i lavoratori della Fiat di Termini Imerese e 120 quelli dell'Alfa in sciopero contro l'azienda; 40 gli operai della Thyssen Krupp di Terni denunciati per blocco stradale dopo l'annuncio di chiusura dello stabilimento; 800 i disoccupati napoletani accusati di associazione a delinquere, estorsione e altri reati; 410 le persone sotto accusa per occupazioni di case, dieci delle quali già condannate a 18 mesi di carcere; 264 i militanti che hanno partecipato a iniziative contro i cpt; 577 quelle cadute sotto la scure della giustizia per mobilitazioni antifasciste e 282 gli studenti per le mobilitazioni in difesa del diritto allo studio. C'è poi la lunga e complicata partita giudiziaria relativa ai fatti di Napoli e Genova, con 218 persone sottoposte a procedimento penale nel capoluogo ligure e nel contestato processo di Cosenza.

(dal Manifesto, 17.5.05)

 

 

 

 

 

 
 
postato da: scanna alle ore 16:37 | Permalink | commenti
categoria:lotte sociali
martedì, 11 aprile 2006

catene spezzate

Grazie Italia un primo passo

per togliercelo dai coglioni

                        è stato fatto

anche se con una maggioranza risicata

l'italia è liberata

postato da: scanna alle ore 16:30 | Permalink | commenti (4)
categoria:
domenica, 02 aprile 2006

levarcelo dai coglioniLA CURA DI TREMONTI : UN FIASCO, L'ECONOMIA VA A ROTOLI

Dopo un gran baccano di slogan anti-Prodi, Giulio Tremonti rivela solo due numeri della Trimestrale di cassa. Ambedue in peggioramento. La crescita del 2006 arretra all'1,3% contro l'1,5% stimato, il deficit sale al 3,8% contro il 3,5% negoziato in gennaio con Bruxelles. Nessuna parola sul debito (dato in rialzo verso il 107%, anche se proprio l'impegno a ridurlo gradualmente ha permesso all'Italia di ottenere da Bruxelles due anni di tempo - 2006 e 2007 - per ridurre il deficit annuo sotto il 3%), né sull'avanzo primario, altra voce considerata una garanzia per la Commissione e per i mercati, visto che l'impegno a mantenerlo intorno a quota 5% ci ha consentito di entrare nell'euro. Ma oggi quella voce è scesa a mezzo punto di Pil. Eppure il ministro a Cernobbio parla di «pesce d'aprile per Prodi». Sarà. Inoltre annuncia il documento integrale per l'inizio della prossima settimana, spiegando che i calcoli «non dipendono dai duelli televisivi». Chiaro che la richiesta dell'Unione di conoscere i numeri prima del dibattito Prodi-Berlusconi in Tv non sarà esaudita. Anche questo dice qualcosa sullo stato reale dei conti. Su cui a questo punto non c'è da aspettarsi molta trasparenza. Chiaro che a poche ore dall'apertura delle urne quello sulla trimestrale non sarà che uno show mediatico.

 


In soli tre mesi, da gennaio ad oggi, il deficit è peggiorato dello 0,3% del Pil, vale a dire 1,3 miliardi al mese. E il centro-destra canta vittoria, rivendendosi un accordo con l'Ue sul 3,8% che non è stato mai scritto nero su bianco. In realtà l'intesa originaria era di 1,6 punti percentuali di correzione nell'arco di due anni. Poi c'è stato l'aggiornamento a gennaio con l'indicazione del 3,5%, richiesta per eliminare i punti deboli della manovra. Che sono molti, anche se Tremonti non li rivela. A rivelarli per primo è stato l'Fmi, poi ci si è messa anche Bruxelles.


Prima di tutto c'è il dato sulla crescita, che oggi in molti vedono ridursi attorno all'1%. Una ulteriore limatura che allarga l'indebitamento di un altro decimale. Quanto alla correzione del deficit, non convincono né le spese per il pubblico impiego, né i tagli sui consumi intermedi delle pubbliche amministrazioni. Una riduzione poco credibile, visto che su ministeri, scuole, questure, e perfino ambasciate si è già imposta una drastica cura dimagrante. Le rappresentanze diplomatiche hanno fondi per le utenze (luce, acqua, gas) fino a giugno. È assai poco credibile che dopo il primo semestre chiuderanno: dovranno spendere di più di quanto stabilito. Alcuni ministeri segnalano già l'impossibilità di fare fotocopie e pagare la corrente elettrica. Le volanti di polizia hanno difficoltà a fare il pieno di benzina. Insomma, lo Stato va in bolletta, mentre Tremonti annuncia che è tutto a posto. Già fuori linea le stime sulla spesa sanitaria. La stima più realistica sul deficit di quest'anno quindi supera il 4%, come hanno rivelato nei giorni scorsi indiscrezioni dalla Ragioneria. Tutti segnali che mettono in allarme anche gli economisti. «L'Italia arranca. In 5 anni ha fallito tre obiettivi fondamentali: la crescita del Pil e la riduzione del deficit e del debito», commenta Giacomo Vaciago. «Dati estremamente preoccupanti - aggiunge Riccardo Faini - L'ottimismo che era stato profuso sul risanamento era perlomeno prematuro».


Preoccupati anche i sindacati. «La Trimestrale è la cronaca di un taroccamento annunciato - comemnta Marigia Maulucci, Cgil - È mendance perché il deficit continua a crescere e il Pil si riduce all'1,3%, dato peraltro falso perché difficile da raggiungere. È reticente perché manca il dato sul debito che è in crescita e l'avanzo primario che è ormai ridotto a zero». «Non mi sembra che questi dati permettano entusiasmo», aggiunge Pierpaolo Baretta della Cisl, mentre Paolo Piarni parla dell'Italia «come una nave alla deriva, in cui il timoniere sta facendo il giocoliere».

postato da: scanna alle ore 16:07 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 02 aprile 2006
levarcelo dai coglioni
postato da: scanna alle ore 16:00 | Permalink | commenti
categoria:manifesti taroccati
sabato, 01 aprile 2006

paraffinbandPARAFFINBAND IN CONCERTO

1° MAGGIO ROTONDELLA

postato da: scanna alle ore 17:31 | Permalink | commenti
categoria: